Archivi categoria: Tecnologia

Qualche cenno su come sono fatti e come funzionano i vostri bastoni

Fitting con nFlight PING

Cari golfisti

siamo stati invitati a visitare il complesso Ping Europe (presso il Golf Club Gainsborough) e ad effettuare un corso di aggiornamento sui metodi di Custom Fitting con l’utilizzo di nuove tecnologie, in particolare del software nFlight. Dopo qualche giorno di “rodaggio”, vogliamo condividere con voi l’esaltante esperienza.

Venite a trovarci e … buon Fitting!

 

Descrizione nFlight Ping

Come pioniere e leader del Custom Fitting, PING offre la possibilità di elevare l’esperienza
del Fitting oltre le attese di ogni giocatore di golf.

Nel creare Nflight, team di sviluppatori di software, scienziati ed esperti di Fitting dell’azienda hanno combinato anni di conoscenza del prodotto, dati scientifici e di ricerca riunendo il tutto in uno strumento che assicura risultati di fitting mai disponibili prima in entrambi gli ambienti, sia al chiuso che all’aperto. Hanno sviluppato il primo software del settore capace di analizzare digitalmente e comparare scientificamente ogni aspetto di ciascun colpo.
La semplicità di Nflight si basa su numerose e complesse equazioni che lavorano all’interno del software per analizzare e confrontare le caratteristiche del colpo e i risultati. Il software è in grado di raccomandare migliaia di combinazioni di bastoni. Le capacità di simulazione del software vanno oltre l’incredibile dettaglio grafico, che comprende il movimento delle foglie sugli alberi e le increspature sull’acqua, generati dal vento. Valuta fattori tipici delle condizioni di gioco e del giocatore di golf per compensare eventuali variazioni ambientali. Considera anche il tipo di palla per garantire risultati accurati.
Nflight utilizza collaudati processi di Fitting multi-step della PING per metalwood, ferri e wedge al fine di guidare il fitter attraverso il processo di analisi. Concetti familiari come l’intervista, le misurazioni statiche e codice colore per il Lie rimangono parte del processo. Oltre a fornire le specifiche dettagliate del bastone, Nflight include una funzione di analisi dell’handicap per formulare indicazioni complete per il set. Analizzando i dati provenienti dai bastoni utilizzati durante la sessione di Fitting – normalmente un ferro e un driver, ma volendo anche ibridi e/o wedge – il software configura tutto l’insieme dei bastoni adatti al giocatore e al suo handicap.
Alla fine della sessione ce ne andiamo con la completa fiducia nel Custom Fitting PING sapendo che abbiamo le giuste misurazioni utilizzando le attrezzature tecnologicamente più avanzate.

Nuovo fitting da Golfissimo!!!

Cari amici golfisti
Eccoci qua nuovamente e questa volta per farvi, speriamo, una gradita sorpresa.
Abbiamo rinnovato la nostra attrezzatura per il fitting. In pratica, abbiamo implementato i nostri macchinari acquistando dalla Accusport il Vectro Pro (molto conosciuto nell’ambito del fitting) ed abbiamo consolidato il tutto, dopo innumerevoli prove, calibrandolo con le nostre attrezzature già esistenti.
Non contenti, abbiamo ottimizzato il lavoro della Golf Achiver Folcatron, che molti di voi già conoscevano avendola provata col driver, rinnovando il software e le caratteristiche di lettura dei laser. Adesso non solo è ottima per i driver (cosa già consolidata), ma anche per i ferri.
Tutto questo è stato possibile grazie anche alla pazienza di due noti professionisti toscani (Alessio e Cosimo, grazie per averci sopportato) che hanno passato una intera giornata con noi per mettere a punto distanze, velocità e vari angoli delle due macchine.

Detto questo, vi invitiamo a venirci a trovare, ricordando a chi ha già una scheda presso di noi, che una revisione gratuita è comunque sempre una revisione! E nel golf, lo sappiamo, serve sempre!!!

 

 

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Batterie al piombo (classiche)

La tecnologia delle batterie ha visto numerose evoluzioni negli anni, spinta dalla necessità di ridurre gli ingombri e le masse delle batterie stesse a parità di energia immagazzinata. Nonostante svariati tipi di batterie si siano presentati sul mercato nel corso degli anni (Nickel Cadmium, Nickel Metal Hydride, Lithium Ion, etc, etc), le batterie Piombo/Acido, dopo
oltre un secolo di onorato servizio, sono tuttora largamente utilizzate in diversi settori.
In particolare, nel settore automotive (batterie per avviamento e/o per trazione elettrica) e in quello marino questo genere di batterie e’ addirittura insostituibile grazie sostanzialmente ad un rapporto prezzo/prestazioni molto competitivo e ad una affidabilità estrememente elevata se utilizzate correttamente.

– Principi di funzionamento
Una qualsiasi batteria piombo/acido è internamente costituita da una serie di celle. Ad esempio, una batteria 12V si compone di 6 celle collegate in serie tra loro. Ciascuna cella è a sua volta composta da un elettrodo positivo (barra di biossido di piombo), da un elettrodo negativo (barra di piombo) e da un elettrolita(soluzione di acqua distillata e acido solforico) contenente ioni di zolfo (carichi negativamente) e ioni di idrogeno (carichi positivamente).
Quando la batteria viene collegata ad carico elettrico (ad esempio una lampadina), gli ioni si muovo verso i rispettivi elettrodi per cedere la loro carica elettrica. Pertanto, al crescere del livello di scarica della batteria, diminuirà la concentrazione di ioni nell’elettrolita.
Per contro, caricare la batteria inverte il processo di scarica sopra descritto dal momento che il piombo solfatato viene convertito in piombo e in ossido di piombo rispettivamente sull’elettrodo negativo e positivo della cella piombo acido.

A seguire una panoramica dei principali campi d’applicazione delle batterie piombo acido:

Avviamento(Starting):
Queste batterie (a volte chiamate anche SLI – Starting, Lighting, Ignition) sono generalmente impiegate per l’avviamento e il funzionamento dei motori a scoppio. Pertanto la caratteristica principale di queste batterie è proprio quella di essere in grado di fornire forti correnti dell’ordine diverse decine di Amperes per tempi relativamente brevi (secondi) durante l’avviamento di un motore a scoppio. Questo tipo di batterie sono caratterizzare dal presentare un elevato numero di elettrodi più o meno sottili al fine di massimizzare la superficie di contatto tra l’elettrodo stesso e l’elettrolita allo scopo di
fornire correnti elettriche anche molto intense per brevi periodi.

Cicliche (Deep Cycle):
Queste batterie sono specificatamente progettate per poter essere scaricate fino all’80% circa e trovano il loro impiego principale nel settore della trazione elettrica (si pensi ad esempio alle vetturette elettriche utilizzate nei campi da golf o ai carrelli elevatori). Hanno generalmente elettrodi meccanicamente più robusti rispetto alle batterie per avviamento per sopportare sia una maggior numero di cicli carica/scarica che scariche fino all’80% circa.

Marino:
Molte batterie per impiego marino sono una sorta di “ibrido” concaratteristiche intermedie tra le batterie per avviamento e quelle deep-cycle. Gli elettrodi sono generalmente più robusti rispettoalle batterie per avviamento anche se di spessore inferiore se paragonati alle batterie deep cycle. Solitamente i costruttori consigliano di non scaricarle oltre il 50%.

– Tempi di vita
Il tempo di vita di una batteria puo’ variare considerevolmente a seconda di diversi fattori; i piu’ importanti sono tuttavia il corretto impiego e la corretta manutenzione (ricarica). Tra i motivi principali che possono portare una batteria ad una morte prematura vi sono i seguenti:

 

  1. Lasciare inattiva la batteria (solfatazione per autoscarica). Una caratteristica da non sottovalutare di tutte le batterie piombo acido e’ quella di autoscaricarsi da sole, specialmente se non utilizzate per diverse settimane, se non addirittura mesi.  In questi caso, accade sovente che, nonostante si tenti piu’ volte di ricaricarla, non si riesca ad utilizzarla a pieno: la batteria si e’ infatti “solfatata”, ovvero gli elettrodi si sono rivestiti di cristalli a base di piombo-zolfo sufficientemente grandi e profondi da non poter piu’ essere rimossi durante il processo di ricarica. Tale processo (solfatazione) e’ praticamente irreversibile e condanna la batteria ad una fine prematura facilmente evitabile se la batteria fosse stata tenuta sempre al 95-100% della sua carica durante il periodo d’inutilizzo del carrello.
  2. Mantenere la batteria parzialmente scarica (solfatazione progressiva). Lasciare una batteria piombo-acido parzialmente scarica determina un accumulo progressivo nel tempo di cristalli a base di piombo-zolfo sufficientemente grandi e profondi da non poter piu’ essere rimossi durante il processo di ricarica. Questo processo che si genera all’interno della batteria prende il nome di solfatazione ed ha la caratteristica di essere praticamente irreversibile condannando la batteria ad una fine prematura facilmente evitabile qualora la batteria fosse stata tenuta sempre al 95-100% della sua carica.
  3. Scaricarle oltre il loro limite massimo (corrosione elettrodi). La scarica della batteria oltre il suo limite massimo e’ un altro serio “killer” dal momento che ogni volta che questa viene scaricata in questo modo, una frazione degli elettrodi si corrode andando a depositarsi sul fondo della batteria stessa.  Ovviamente questo determina una progressiva minore superficie di scambio tra l’elettrolita e l’elettrodo all’interno della batteria insieme ad una minore resistenza meccanica degli elettrodi stessi (in quanto corrosi).
  4. Sovraccarica (distruzione elettrolita). Sovracaricare la batteria e’ un’errore grave ed insidioso al tempo stesso in quanto i suoi effetti spesso non sono visibili per l’acquirente poco esperto che compra caricabatterie che caricano la batteria erogando una corrente costante indipendentemente dallo stato della batteria: se il caricabatterie fornisce alla batteria una corrente troppo elevata durante le varie fasi della carica questo causerà l’evaporazione in breve tempo (ore) dell’elettrolita nelle batterie standard (o sigillate MF) o la formazione di cavità (bolle di gas) nell’elettrolita gellificato nel caso delle batterie al Gel.

 

Lo shaft … perfetto

Cari amici golfisti, dopo un periodo di sosta nelle nostre considerazioni e approfondimenti tecnici, eccoci di nuovo a parlare di caratteristiche dei materiali. L’argomento di oggi riguarda una interessante innovazione sugli shaft. Come avrete sicuramente visto, in questi ultimi anni, molte delle aziende produttrici di shaft hanno proposto sul mercato novità interessanti da un punto di vista tecnico ma che, in molti casi, venivano pubblicizzate con valori aggiunti che difficilmente trovavano un riscontro pratico. In realtà, si trattava di shaft tradizionali ottenuti con procedimenti più sofisticati. In questa giungla di innovazioni vero o presunte, c’è stato solo un marchio che, come al solito, ha centrato uno dopo l’altro, diversi obbiettivi, incrementando spesso il valore già alto dei propri shaft, l’Aldila, tanto per cambiare. Negli ultimi anni questa azienda americana ha ulteriormente incrementato il divario tecnologico con gli altri produttori, aggiungendo nei propri prodotti una serie di novità che si sono sempre dimostrate dei benefici concreti per il giocatore e non dei semplici argomenti di vendita. Ricordiamo, ad esempio, l’introduzione della tecnologia a 20 strati che rende ogni shaft enormemente più stabile, anche in mano a giocatori non propriamente veloci, aumentandone il rendimento e la precisione, oppure l’utilizzo delle nanotecnologie, che hanno contribuito ad alleggerire il peso degli shaft anche del 15%. L’ultima novità realizzata da quest’azienda è lo shaft Voodoo, con tecnologia  S-CORE. Questo in pratica consiste nel mantenere invariata la struttura a 20 strati nanotube introducendo una spirale di fibra di Carbonio alto modulo all’interno della struttura stessa. Con questo accorgimento, ben visibile anche a occhio nudo, nella dinamica dello swing la sezione dello shaft riduce la naturale ovalizzazione, mantenendosi più uniforme. Questa uniformità permette di far giungere alla testa una quantità assai superiore di energia, tanto da consentire un rendimento dello shaft sicuramente maggiore sia per precisione e consistenza, sia per sensazione e affidabilità.

Abbiamo definito questo lo shaft “perfetto” perché c’è da chiedersi cosa inventeranno ancora gli ingegneri per aggiungere valore ad uno strumento così tanto avanzato che la grande massa di golfisti probabilmente non riuscirà a sfruttare nemmeno completamente.

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Le nuove Grooves

Cari amici golfisti, come forse avrete già sentito, dal 1 Gennaio 2010 cambieranno le regole sulle grooves dei ferri. Prima di descriverle vorrei tranquillizzare tutti sul fatto che per diversi anni queste regole interesseranno solo i giocatori professionisti e le case produttrici, quindi i bastoni che possedete adesso continueranno ad essere giocabili ancora per molto tempo! Il cambiamento in questione nasce per ridurre la facilità di controllo della palla quando la si colpisce dal rough. In pratica le federazioni europea ed americana si sono accordate per premiare la precisione, riducendo l’efficacia delle grooves in colpi fuori dal fairway. Vediamo come. In modo molto semplice, senza scendere in dettagli troppo tecnici, possiamo riassumere che le righe sulle facce dei ferri con loft superiore a 25° (ossia dal ferro #5 in poi) verranno cambiate di volume ma soprattutto avranno lo spigolo meno affilato. Nei colpi effettuati dalla pista questa riduzione non avrà effetti pratici, quindi il controllo della palla all’arrivo sarà identico al passato. Quando invece si introduce un sottile strato d’erba fra la palla e la faccia del ferro, l’effetto “tagliente” delle grooves sarà assai minore, riducendo marcatamente il controllo della palla. Le due immagini mostrano appunto questa differenza.

U grooves

New grooves

A partire dal 1 Gennaio 201o, dunque, le case produttrici di bastoni da golf dovranno adeguare la produzione al rispetto di questa normativa ed i giocatori professionisti del tour maggiore saranno da subito obbligati all’impiego di questa nuova tipologia di ferri. Dal 2014 l’adesione a queste nuove regole si estende come condizione di gara nei tours professionistici di livello inferiore e agli eventi d’elite del livello dilettantistico. Per lo stato del dilettante si aspetterà il 2024, salvo che una riunione sull’argomento prevista dalle federazioni internazionali per il 2020 non allontanerà ancora di più questo limite. Come vedete i bastoni che oggi sono in vostro possesso saranno ancora validi per una quindicina di anni. Sarete però voi capaci di non sostituirli fino a tale data?

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L’angolo di torsione

Su molti shafts, fra le altre caratteristiche riportate del fabbricante quali flessibilità, peso, diametri e così via, spesso troviamo il Torque, espresso in gradi, es.: 2,9° oppure 4° e via dicendo. Ma cos’è esattamente questo torque, che in italiano si traduce Angolo di Torsione? È la capacità di uno shaft di ruotare sul suo asse longitudinale, ossia quello della lunghezza. Vediamo come viene misurato e soprattutto a cosa serve.

Dispositivo per il controllo della torsione

Per misurare la torsione viene usata una macchina che tiene fermo lo shaft dalla parte dell’impugnatura e lo fa ruotare utilizzando un peso fissato in punta, come si vede dall’immagine a lato. Sul display si potrà leggere il valore in gradi di questa rotazione. Fin qui il discorso è senz’altro semplice.

Vediamo adesso a cosa serve e, soprattutto, a chi serve. Durante uno swing lo shaft è sottoposto a molte sollecitazioni che lo fanno deformare.

Nella Figura 1 Torque 1  si vede uno shaft all’apice del back swing, quando inizia la discesa verso l’impatto con la palla. Dovendo trascinare una testa che è sì attaccata alla sua punta, ma non in asse, si determinerà una flessione verso il basso (Lie Dinamico) ma anche una torsione in senso opposto alla direzione dello swing (Torsione), aprendo la faccia del bastone (Figura 2) Torque 2 . Raggiunto il massimo grado di torsione indietro lo shaft, per effetto della sua struttura elastica, ruoterà in avanti richiudendo la faccia al momento di colpire la palla (Figura 3)Torque 3 . Questo effetto dinamico genera una certa quantità di energia che si somma a quella generata dalla flessibilità dello shaft stesso e va ad aggiungersi per generare quell’energia totale che è detta Energia Cinetica, la quale genera il movimento della palla.

Secondo la velocità di swing di ciascun giocatore questo effetto può essere di aiuto oppure no. Vediamo i casi: tutte le persone che giocano flessibilità fino al Regular trovano tanto più giovamento dalla presenza di valori alti di Torque nei loro shafts, tanto più è lento il loro swing; è chiaro che tutta l’energia in più che si riesce a sfruttare risulterà un aiuto per coloro che non ne producono molta con il solo movimento. Per i giocatori veloci invece, un valore basso di torsione serve a mantenere lo shaft più stabile e, dato che loro non hanno bisogno di energia in aggiunta, questa stabilità garantirà loro maggiore precisione nei colpi.

In genere gli shafts a bassa torsione sono infatti anche quelli con flessibilità più rigida e spesso anche di costo più elevato, mentre quelli ad elevato torque hanno generalmente flessibilità minori e difficilmente appartengono alle categorie più costose.

Si tenga presente che uno shaft rigido (Stiff o superiore), non dovrebbe avere un angolo di torsione superiore ai 3 o 4 gradi, altrimenti sarebbe sbagliato come progetto. Per lo stesso motivo una flessibilità L o A non dovrebbe avere torsioni sotto ai 4°.

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Gli shafts

Dagli anni ’80, quando apparvero gli shaft in grafite
da abbinare ai primi metalwoods, di tempo ne è passato e l’evoluzione
tecnologica ha permesso l’adattamento delle “canne” all’evoluzione sempre
maggiore delle teste dei legni fino a quelli attuali. Cerchiamo di orientarci
in questa che oggi possiamo tranquillamente definire una “giungla”. Vale la pena ricordare che per costruire uno shaft in
composito di carbonio occorrono alcuni strati di tessuto di carbonio, semplice
oppure ad alto modulo, impregnati di resina epossidica e avvolti uno ad uno su
di un cono metallico, detto mandrino, che ne determinerà la forma. Un processo
di polimerizzazione della resina per indurirla e la successiva finitura e
verniciatura completano l’opera. Per circa venti anni dalla loro comparsa tutti
gli shaft prodotti nel mondo cantavano da sei a otto strati di questo tessuto.
Tutta la produzione attuale ricalca questo schema costruttivo, ad eccezione di
una fabbrica la quale, da alcuni anni, ha iniziato a produrre canne in grafite
utilizzando venti micro strati al posto dei tradizionali otto, pur mantenendone
inalterate tutte le caratteristiche (peso, diametri ecc.). La distribuzione
della materia prima in questi shaft garantisce una grande uniformità, che poi
si riflette nel comportamento del bastone durante lo swing. La stabilità e la
precisione offerta da questo tipo di canne non ha eguali in tutto il mondo
golfistico attuale. Al momento però, esiste solo questa casa produttrice, che è
l’americana Aldila, che possiede sia il brevetto che la tecnologia per
realizzarli; tutti gli altri producono ottimi shaft di tipo tradizionale a
sei-otto strati. La riprova del livello qualitativo raggiunto la si riscontra
anche nel fatto che questi nuovi modelli vengono ormai montati sui legni delle
case più importanti dell’universo golfistico e da qualche tempo anche sui
ferri, cosa che approfondiremo più avanti. L’ultima frontiera intrapresa dalle
casa costruttrici, con la solita Aldila a fare da precursore, è quella dello
sfruttamento delle nanotecnologie, un nuovo sistema di disporre le molecole del
carbonio che,tanto per semplificare, permette di risparmiare peso e ottimizzare
il composito. Questo tipo di tecnologia, disponibile sul mercato da anni per
impieghi aerospaziali prima e industriali poi, è stata adottata da più di un
produttore, con risultati interessanti. In pratica sono stati prodotti shaft
più performanti a parità di peso, ma anche shaft con le stesse prestazioni del
passato ma di peso assai inferiore. In alcuni casi uno shaft di 65 grammi è passato a 55
con un risparmio di peso di oltre il 15%. È facile capire come la massa dei
giocatori meno dotati (alto handicap, seniores, principianti, parte del settore
femminile) possano trovare grandi vantaggi dall’impiego di bastoni più leggeri
e quindi maneggevoli, soprattutto nei legni. Al tempo stesso, tutti quei
giocatori più forti che possono manovrare attrezzi più pesanti senza problemi,
con questa innovazione hanno visto crescere le performance dei loro bastoni
senza variazioni di peso; anche in questo caso il guadagno è veramente
interessante. Questo per quanto riguarda le caratteristiche
costruttive degli shafts. Vediamo di chiarire quanto più possibile, le
caratteristiche legate all’impiego pratico. Per cominciare bisogna distinguere due importanti
caratteristiche tipiche dello shaft: la flessibilità e l’azione. La prima è
anche la più importante, definisce la rigidità di una canna determinandone in
modo univoco l’abbinamento con il giocatore. Ricordiamo che la giocabilità di
un bastone dipende per l’80% dallo shaft, 15% dalla testa e 5% dal grip. Sono
generalmente disponibili flessibilità L=Lady, A=Lite (Senior), R=Regular,
S=Stiff e X=Strong, L’azione definisce il punto di flessione dello shaft (kick
point) e può variare a parità di flessibilità. Si hanno punti di flessione alti
(vicino al grip), medi o bassi (vicino alla testa). All’azione si abbina
l’angolo di lancio ed è opposto alla posizione del kick point, ossia a punto di
flessione basso corrisponde un angolo di lancio alto e viceversa.

In linea teorica si potrebbero avere tre diverse azioni
per ogni flessibilità di shaft. Nella pratica però si trovano disponibili punti
di flessione medio bassi, che generano angoli di volo medio alti, per le
flessibilità da L a R. Per le canne più rigide, da R a X, i punti di flessione
sono generalmente medio alti, generando angoli di volo medio bassi. Come orientarsi in questa giungla di variabili, pesi,
flessibilità, kick point ecc.? Non è facile per nessuno, specialmente se non si
è un po’ esperti in materia. La letteratura a riguardo, a volte coinvolta commercialmente,
non aiuta a fare chiarezza. Cerchiamo di dare dei parametri, senza la
presunzione di dettare delle regole assolute. Prendiamo in considerazione tre
aspetti: flessibilità, peso e punto di flessione. La scelta della flessibilità, come si è detto, è la
principale, ma forse anche la più semplice. Deve essere fatta accuratamente
altrimenti il bastone non potrà rendere al meglio o sarà addirittura
ingiocabile. Dato il legame inscindibile fra la velocità di swing di ogni
giocatore e la flessibilità degli shafts che deve usare, è praticamente
obbligatorio analizzare il proprio movimento per sapere quale abbinamento sar�
più consigliabile. È esattamente come conoscere la propria taglia per poter
comprare un vestito. Esistono macchine elettroniche preposte a questo. Alcuni
maestri di golf sono attrezzati per questa misurazione, in alternativa basta
rivolgersi ad un Centro Tecnico di Fitting specializzato, dove sarà possibile
verificare anche tutte le altre variabili del proprio gioco. Una volta nota la
propria velocità di swing, la flessibilità dei bastoni da usare sarà una sola e,
salvo casi molto particolari, non vi sono margini di errore. Il punto di flessione (kick point) è un po’ più
complicato da stabilire. Non si tratta infatti di una corrispondenza numerica
precisa, come per la flessibilità, ma di una interpretazione dei dati che va
fatta sul singolo soggetto. Entrano infatti in gioco fattori come l’età, il
livello di allenamento, il modo di eseguire il proprio swing e in pare anche la
velocità. In linea generale si può dire che un giocatore molto veloce, che
generalmente è anche un soggetto medio-giovane con buon livello sia tecnico che
di allenamento, sceglierà shaft con punti di flessione alti che garantiscano
angoli di volo della palla bassi; ne otterrà un volo teso e penetrante che, se
il terreno lo permetterà, genererà anche un cospicuo rotolo dopo l’impatto a
terra. Al contrario tutti i soggetti dotati di velocità bassa, come i
principiati o i soggetti più anziani oppure una parte dell’universo femminile e
gli under 12, devono obbligatoriamente affidarsi alla balistica per ottenere
distanza. Il kick point del loro shaft deve essere basso perché, generando loft
dinamico, aumenta l’angolo di lancio, allungando il volo della pallina che, al
contatto col terreno, però, non rotolerà a lungo. Per tutti i giocatori di
prestazioni intermedie alle due appena descritte un mid kick, ossia una shaft
con punto di flessione medio, ottimizzerà il rapporto fra altezza del volo e
penetrazione nell’aria, rendendo quindi al meglio. Per la scelta del peso più idoneo si devono tenere
presenti alcuni fattori quali la velocità di swing, ma anche l’età e il livello
sia tecnico che di allenamento. Premesso che, soprattutto sui driver, non è
possibile cambiare il peso dello shaft a piacimento senza rischiare di
compromettere il bilanciamento e quindi il funzionamento del bastone stesso, si
può affermare che il giocatore dilettante che non frequenta molto i campi,
specialmente se dotato di velocità medio bassa, trova vantaggio nell’utilizzo
di shaft più leggeri. Questi infatti diminuiranno il peso totale del bastone,
rendendolo più manovrabile e facilmente gestibile, con la conseguenza di non
affaticare chi lo usa, anche dopo una intera giornata di gioco. Un giocatore
via via più veloce, ma anche allenato e preciso, cercherà di giocare attrezzi
sempre più pesanti, a mano a mano che il livello tecnico sale. La spiegazione
sta nel fatto che l’energia che il bastone trasferisce alla pallina è
proporzionale alla velocità, ma anche al peso del bastone stesso. Ecco perché
un  golfista di questo genere, non avendo
problemi a manovrare attrezzi di 30-50 grammi più pesanti di altri, colpirà con
maggiore forza la palla, ottenendo più risultato. Come già detto in precedenza, non si intende dare con
queste righe delle regole ferree da applicare a tutti. La speranza è che,
conoscendo un po’ di più questo mondo complesso, ognuno possa capire meglio di
cosa ha realmente bisogno e forse anche spiegarsi il perché di certe sensazioni
che si hanno nel gioco.

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Velocità e Distanza

Negli ultimi articoli abbiamo visto le leggi fisiche che entrano in gioco regolando il volo
della palla da golf. Per concludere
questa panoramica sull’argomento resta da esaminare un dato personale, la
velocità dello swing, che influenza direttamente il rendimento del colpo, ovvero
la distanza.

 

Prima di ogni
altra considerazione bisogna ricordare che, per distanza, si intende sempre
quella del volo della palla, senza cioè includere il rimbalzo e il rotolo.

 

Come si è visto
nella prima email il volo della palla è sostenuto dalla Portanza. La formula di
questa legge, che non stiamo qui a descrivere, oltre alla superficie della palla
e la densità dell’aria, comprende il valore della velocità al quadrato. Questo
significa che, a parità di tutti gli altri parametri, piccole variazioni di
velocità, essendo moltiplicate per se stesse, comporteranno notevoli variazioni
della portanza. Da qui a capire che un giocatore dotato di alta velocità di
swing risulta avvantaggiato, il passo è breve. La velocità da sola però non
basta e, in mancanza di opportuno controllo, può addirittura ritorcersi contro,
causando degli inconvenienti. Vediamo come. Il giocatore dotato di velocit�
medio bassa, generando poca portanza, necessita di una traiettoria di volo
abbastanza alta, pena la perdita notevole di distanza, quindi utilizzerà shaft
con maggiore flessibilità, punto di flessione basso e loft generalmente debole;
questo abbinamento permette di combinare al meglio la quantità di portanza
generata e la parabola della palla, ottimizzando il rendimento. A chi invece la
velocità non manca, l’alzo del colpo, come si diceva per i cannoni, cioè la
traiettoria, deve essere mantenuta bassa da shaft più rigidi, a punto di
flessione medio-alto e loft della testa forte, pena la perdita di distanza per
volo troppo alto; in questa situazione la traiettoria della palla, che potrebbe
apparire bassa dalla combinazione shaft-loft, risulta invece corretta per
effetto della portanza che impedisce alla pallina di scendere, anche se non vola
molto in alto.

 

L’ultimo dei
fattori che entra in gioco in questa analisi è ancora un parametro personale del
giocatore: l’Angolo di Attacco. Dal modo in cui la testa di un bastone da golf
incontra la pallina si originano molti parametri del suo volo, quello che a noi
interessa adesso è lo Spin. Come si è detto questa rotazione avviene
all’indietro, aumentando molto la portanza sulla palla a causa delle dimples che
la ricoprono. Secondo l’angolo con cui ogni giocatore fa arrivare la testa sulla
palla, si avranno diversi back-spin che influenzeranno notevolmente la
traiettoria e quindi la distanza coperta dalla palla. Nel caso del driver, anche
l’altezza del tee può variare questo numero di rotazioni, anche a parità di
angolo di attacco. Ricordiamo infine che anche la qualità della palla usata, sia
per la copertura che per il numero di parti con cui è costruita, influenzerà il
numero dei giri prodotti dal colpo, ma a questo argomento dedicheremo in futuro
una trattazione più approfondita.

 

Conclusioni. I
fattori che concorrono alla corretta realizzazione di un colpo di golf, come si
è visto, sono molti: disegno della testa e suo baricentro, punto di flessione e
flessibilità dello shaft, caratteristiche della pallina, angolo di attacco del
giocatore, back-spin e velocità di swing. Data la grande variabilità di tutti
questi parametri il risultato per ciascun golfista sarà assolutamente personale
e diverso da tutti gli altri. Conoscere le caratteristiche del proprio swing può
rivelarsi quindi utile sia ai fini della comprensione di quello che accade in
campo, che per apportare adeguate modifiche al proprio movimento o
all’attrezzatura, per migliorare il rendimento.

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Centri di gravità

La volta scorsa ci eravamo lasciati parlando della Portanza, la legge fisica che regola il volo, anche quello della palla da golf. Affrontiamo oggi un altro aspetto fisico di un colpo di golf: il centro di gravità.

La fisica insegna che tutti i corpi hanno un centro di gravità, detto anche baricentro. In pratica si tratta di un punto nel quale si applica la forza peso. Si trova nel centro fisico del corpo e se appendessimo il corpo stesso per il suo centro di gravità, questo resterebbe assolutamente in equilibrio. La palla da golf e le teste dei bastoni non fanno eccezione, e ciascuna di esse ha un suo preciso baricentro; nella palla è facile capire che coincide con il centro geometrico della sfera, per la testa del bastone dipende invece dalla sua forma, come vedremo fra un momento.

Sempre dalla fisica apprendiamo che se due corpi interagiscono fra loro, le forze che entrano in gioco si applicano ai relativi baricentri. Considerando che la palla ha una forma fissa e costante, è intuibile che la posizione del centro di gravità della testa influirà in modo determinante sulla traiettoria di volo della palla. Vediamo come.

Per semplificare si può affermare che la direzione di lancio del nostro colpo sarà la retta congiungente i baricentri della testa e della pallina. Nei legni di oggi, dove i volumi delle teste, soprattuto quelle dei driver, sono molto grandi, il centro di gravità risulta molto arretrato e assai vicino alla suola del bastone. Il baricentro arretrato produce un effetto detto “Loft Dinamico”, che in pratica consiste nella rotazione della parte posteriore della testa verso il basso, durante lo stazionamento della pallina sulla faccia, al momento dell’impatto. Non è difficile intuire come, unendo questi due effetti, si generi una traiettoria di volo abbastanza alta. Nei driver di un tempo, quelli di legno per capirsi, il baricentro era molto più alto e vicino alla faccia, così la giocabilità del bastone era assai minore. Naturalmente non tutti i driver sono così facili; le teste più performanti, dedicate a giocatori più precisi e veloci, hanno il baricentro più avanzato, per non alzare troppo il volo della palla, perdendo così distanza.

Con i ferri è bene distinguere fra le forme esistenti: blade, midsize e oversize. La posizione del baricentro di queste tre tipologie di teste è molto diversa, così da generare tre diverse traiettorie di lancio.

La forma blade, piccola e compatta, avendo suola stretta e masse concentrate nella parte mediana e in quella bassa, è caratterizzata da un baricentro alto che, di conseguenza, si pone ad una altezza di poco inferiore rispetto a quello della pallina. Con questo tipo di ferri il margine di errore per il giocatore è veramente minimo; non a caso queste attrezzature vengono impiegate sempre più di rado e solo da golfisti di livello tecnico veramente elevato, pena una enorme difficoltà ad alzare la palla.

La forma detta midsize è un po’ più grande della blade, ha il peso generalmente disposto perimetralmente ed una suola di superficie maggiore della precedente; con queste caratteristiche geometriche si possono concentrare le masse nella parte più bassa e relativamente più arretrata della testa, spostando in questa direzione anche il suo centro di gravità. Il risultato è un ferro con angolo di lancio più alto, che regala al giocatore un margine più ampio di giocabilità; è la testa più diffusa fra i giocatori di medio handicap perché sintetizza perfettamente facilità di impiego e potenza.

Una testa oversize, infine, sarà caratterizzata da una grande superficie della faccia e della suola, maggiore di tutte le altre; in questo caso il peso, perimetrale come nelle midsize, è generalmente arretrato in modo maggiore per la presenza di una cavità posta subito dietro la faccia, che sposta di conseguenza il baricentro ancora più indietro e verso il basso. La conseguenza di questo è l’angolo di lancio più alto rispetto a tutti gli altri modelli; questa tipologia di ferro è raccomandata per tutte le persone che iniziano a giocare, per chi ha un handicap alto e per quanti siano dotati di una velocità di swing piuttosto bassa.

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L’importanza della “portanza”

Vorremmo utilizzare questa pagine per fare chiarezza ed aiutare a capire un concetto che, attraverso l’applicazione di alcune leggi fisiche, sta alla base del gioco del golf: “il volo della palla”.

Parlando di colpi di golf, è comune definire il movimento della palla “volo”. Forse non tutti però sanno che la pallina, nel suo movimento attraverso l’aria, vola veramente, soggetta alle stesse regole che tengono sospesi nel cielo gli uccelli e gli aerei!

Da un punto di vista puramente fisico, questa forza che solleva gli oggetti da terra si chiama Portanza. Si tratta di un fenomeno che si manifesta solo in presenza di un mezzo fluido (liquido o gas) nel quale avviene un movimento. Senza entrare in spiegazioni fisiche troppo complesse, cerchiamo lo stesso di descrivere a parole cosa accade. Quando un corpo si muove attraverso un fluido, genera una turbolenza che dipende dalla forma che questo corpo ha. Dato che il fluido ha una certa pressione, le sue molecole, che si separano al passaggio del corpo, si riuniscono dopo questo passaggio, esattamente come erano prima. Le ali, ad esempio, hanno una superficie asimmetrica, curva sul dorso e generalmente piatta sotto. La superficie curva sopra farà accelerare le molecole che devono percorrere questa curva, rispetto a quelle che nello stesso tempo faranno la più breve traiettoria dritta sotto l’ala, così da ritrovarsi unite di nuovo al termine del passaggio. La maggiore velocità fa diminuire la pressione sul dorso, rispetto al ventre dell’ala; dalla differenza si genera appunto una forza diretta verso l’alto che è la Portanza. Prendiamo ora in esame una sfera, che ha una forma perfettamente simmetrica. Le forze che entrano in gioco saranno identiche sopra e sotto, quindi, agendo in direzioni opposte, si equivarranno annullandosi a vicenda.

Questo è grosso modo quello che avveniva alle palle da golf fino alla fine del’800, quando erano fatte di gomma a superficie liscia. Dato però che ci si accorse che le palle usate, piene di acciaccature, finivano per andare più distanti delle nuove perfettamente lisce, piano piano anche le case costruttrici iniziarono a introdurre irregolarità sulle palline, per ripetere l’effetto dell’invecchiamento. Nascono così le Dimples, veri e propri crateri sulla superficie, che mettono concretamente in moto gli effetti aerodinamici. La descrizione della sfera fatta prima considera che questa attraversi l’aria senza movimenti sul proprio asse. La palla da golf, però, vola ruotando sul suo asse trasversale con quello che si chiama “back-spin” ovvero “giro indietro”.

Allora qualunque irregolarità presente sulla sua superficie aiuterà ad accelerare il passaggio dell’aria sopra, e frenerà invece quello sotto di essa, generando, come nel caso dell’ala, una differenza, che spinge la pallina verso l’alto. Ecco come si genera la portanza su una sfera.

Dunque memorizziamo che una palla da golf vola letteralmente e che questo fenomeno è dipendente sia dal numero di giri del back-spin, sia dalla sua velocità, direttamente proporzionale a quella dello swing del giocatore.


Per il momento fermiamoci a questa considerazione. Nelle prossime settimane affronteremo gli altri aspetti che concorrono a determinare la traiettoria e la lunghezza del volo di una pallina.

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IL M.O.I. questo sconosciuto

Spiegare concetti di fisica applicati alla tecnologia dei bastoni da golf a volte non è cosa facile. Cerchiamo di farlo comunque, sperando di essere abbastanza chiari.

Partiamo dalla definizione: MOI è una sigla che dall’inglese significa Moment Of Inertia, che in italiano si traduce facilmente Momento Inerziale. Dicesi momento inerziale la forza esercitata da un corpo in movimento, dotato di una certa massa, per opporsi a mutazioni del moto stesso. Iniziamo dal concetto di massa: la fisica definisce massa la quantità di materia contenuta in un corpo e la misura in chilogrammi, ma non confondiamola col peso. Proviamo adesso a immaginare di realizzare un driver utilizzando un materiale leggerissimo (es. polistirolo) e uno invece con materiale molto pesante (es. tungsteno). Non sarebbe possibile utilizzarli, ma se potessimo eseguire uno swing con ciascuno di questi prototipi, e se con entrambi colpissimo la palla non proprio al centro della faccia, si potrebbe vedere che la traiettoria del volo della palla stessa sarebbe sostanzialmente diversa. La testa con poca massa, quella leggera, genererebbe una traiettoria curvilinea, mentre quella con massa elevata ne genererebbe una dritta. Il motivo risiede nel fatto che la massa elevata della testa pesante, impattando fuori centro una palla, subisce una torsione, ma questa torsione si avvia così lentamente, per effetto della massa stessa, che la palla avrà già abbandonato la faccia del bastone, prima di subire una vera deviazione. Nel caso della testa di massa leggera, invece, la torsione che si genera è così notevole e immediata che il volo della palla viene fortemente influenzato.

Trasferiamoci adesso sui bastoni veri. Per motivi di varia origine il peso delle teste dei vari driver è compreso in un intervallo di pochi grammi. Non possiamo quindi appesantirli per ottenere stabilità con l’aumento della massa, come nell’esempio precedente. Se però riusciamo ad allontanare più possibile il peso dalla faccia del bastone, la leva che si produce renderà più difficoltoso innescare un movimento di rotazione. Se poi possiamo anche dilatare la testa dietro, come nei driver di ultima generazione (quadrati e no), la leva suddetta aumenta ancora, e la stabilità della faccia migliora ulteriormente.

Concludendo possiamo dire che il momento inerziale sfruttato dalle teste dei nuovi driver aiuta sensibilmente a raddrizzare la traiettoria del volo della palla. Giocatori ben preparati che sanno imprimere traiettorie curve al volo della palla per seguire il dogleg di una pista o contrastare il vento, si troverebbero penalizzati dall’utilizzo di queste teste. Coloro, invece, che ripetono costantemente un errore di swing che genera draw o fade, con driver di questo tipo vedranno sensibilmente raddrizzarsi il volo della propria palla. Non illudiamoci di guadagnare distanza, dato che il baricentro più arretrato genera maggiore loft dinamico, alzando l’angolo di lancio, con la conseguenza di ridurre la lunghezza del colpo; semmai un guadagno ci fosse deriverebbe solo dal raddrizzamento della traettoria. Attenzione però ad un particolare: traiettoria dritta non significa necessariamente che la palla andrà in centro pista; chi ha poca precisione e finisce sempre fuori limite per colpa di una traiettoria curva, con questi nuovi bastoni vedrà la palla volare bella dritta, dritta e…finire sempre fuori limite!

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Shaft in acciaio ultralite

A onor del vero questo aspetto è relativamente nuovo in quanto oramai da svariati anni la nota ditta True Temper (la più importante azienda a livello mondiale produttrice di shafts in acciaio) realizza shafts Ultralight, cioè di peso variabile fra i 90 ai 100 grammi. Indubbiamente questo fattore aveva lo scopo di avvicinarsi alle caratteristiche di peso degli shafts in composito di carbonio mantenendo inalterate le qualità di grande uniformità dell’acciaio. Purtroppo questo alleggerimento ha portato ad alcuni inconvenienti. Era chiaro che una diminuzione di peso, e quindi dello spessore, avrebbe portato anche una minore “resistenza meccanica”. Per compensare questo inconveniente si è dovuto ricorrere ad un diverso grado di tempera dell’acciaio, con il risultato che questo ha acquistato si una maggiore durezza, ma si sono anche moltiplicate le vibrazioni secondarie dello shaft (è divenuto cioè più armonico). Questo fatto ha creato in una buona parte di golfisti, inconvenienti fisici di non poco conto: tendiniti di vario tipo al gomito, alle fasce muscolari delle spalle e, non ultimi, inconvenienti alla schiena. Non solo, ma alcuni shafts di origine giapponese, dei quali è stata fatta molta pubblicità, sono risultati estremamente deleteri in questo senso. Senza niente togliere all’importanza dell’avere bastoni più leggeri agli effetti dello stress di gioco, è fuori dubbio che dovendo montare shafts di questo tipo dovremmo avere almeno l’accortezza di inserire all’interno un antivibrazione.
Va anche considerato, a onor del vero, che uno dei vantaggi di avere shafts in acciaio è proprio una maggiore omogeneità nel set e una maggiore solidità di impatto dovuta proprio al peso. Quindi non si capisce molto bene questa tendenza.
La cosa sorprendente è che negli shafts in composito di carbonio si è avuta invece una controtendenza. La maggiore azienda mondiale produttrice di shafts in composito, che è l’ALDILA, in questi ultimi 2/3 anni, grazie anche ad un’innovativa tecnologia che ha consentito di portare gli shafts da i tradizionali 7/8 strati a 20, ha messo a punto shafts per ferri che vanno da 85 a 130 grammi (molto più pesanti dei tradizionali in composito). I vantaggi di questi shafts sono indiscutibili: stessa omogeneità dell’acciaio, stesso grado di torsione, assenza quasi totale di vibrazioni secondarie, stesso o addirittura maggiore solidità di impatto in quanto costruttivamente il peso è stato spostato più verso il tip, mantenendo inalterato il punto di flessione. Certamente questi shafts prenderanno a tutto titolo il posto dell’acciaio, anche per professionisti o giocatori molto potenti a basso hcp.

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La flessibilità

Stavolta vorremmo affrontare sinteticamente il problema della Flessibilità ottimale in relazione al giocatore. Il problema della flessibilità è legato direttamente alla velocità del swing e quindi è un fattore individuale e dipende da soggetto a soggetto. La velocità è in massima parte legata al tono fisico ed in parte anche alla qualità del movimento. Si può affermare senza ombra di dubbio che tale velocità subisce una progressione notevolissima fra i 14 ed i 25 anni, dopodichè si stabilizza e tende a livellarsi su parametri costanti per subire poi una fase decrescente con l’invecchiamento. Per quei soggetti che iniziano a giocare a golf tardivamente le progressioni di velocità saranno sempre modeste e legate principalmente all’acquisizione di una migliore performance del swing. L’analisi di una giusta flessibilità è legata strettamente alla analisi della velocità . Oggi vi sono macchine laser o con sensori ottici, capaci di determinare correttamente la velocità e ogni giocatore che si rispetti dovrebbe conoscerla con sufficiente esattezza.Conoscere con esattezza la propria velocità è determinante per la scelta della giusta flessibilità dello shaft. L’avere una giusta flessibilità sui bastoni comporta minor stess fisico, maggior rendimento in distanza e maggiore precisione nei colpi….insomma fa la differenza. Va anche detto , che superati i luoghi comuni in cui tutti pensano che usando shafts durissimi si possano raggiungere distanze maggiori e migliorare il proprio gioco , vale una vecchia e saggia massima del golf…..ogni buon giocatore dovrebbe usare bastoni con shafts i più flessibili che lui possa controllare…. Detto questo, dato che molti di voi potrebbero non avere la possibilità di verificare la propria velocità, vi forniamo acuni elementi da cui potrete stabilire con una buona approssimazione la flessibilità migliore per voi. Vi sono tre fattori collegati direttamente fra loro e precisamente: flessibilità, velocità di swing e distanza. Se riusciamo a conoscere almeno uno di questi possiamo facilmente dedurre gli altri. Il fattore che potrete facilmente rilevare è la distanza di volo ottenuta con un ferro tipo che nel nostro caso sarà e il # 5 di lunghezza 38 inch. Prendiamo come riferimento alcune sigle di flessibilità di valore internazionale: L (molto flessibile) ; A (flessibile) ; R (medio) ; S (rigido) ; SX (molto rigido) ; XX (rigidissimo). Ad ognuno di questi qui di seguito è inserita la distanza media di volo ottenibile con un ferro 5 . L/130mt. ; A/140mt. ; R/150mt. ; S/160 ; XS/170 ; XX /180. Se riuscirai a determinare con sufficiente precisione la distanza di volo del tuo ferro 5 potrai avere una idea del tipo di flessibilità che ti è più consono e con la quale potrai migliorare le tue prestazioni e risparmiare energie.

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Il misterioso “lie”

Che cos’è il LIE nei bastoni da golf ??

…Per usare una definizione tecnica diremo che si definisce LIE “l’angolo compreso fra la tangente longitudinale alla suola e l’asse dello shaft”. Questo angolo è quello che determina la postura dell’address e varia ovviamente da bastone a bastone essendo questi di misure diverse. Pertanto più corto sarà il bastone più aperto sarà l’angolo e viceversa. Così facendo la posizione dell’address rimarrà stabile.
Fino qui sembrerebbe tutto risolto, purtroppo le cose non sono così semplici. La definizione che abbiamo data rappresenta il LIE strutturale , quello cioè con cui vengono costruite le teste e normalmente si riferisce ad uno standard casistico che oggi si può ritenere intorno ai 61° sul ferro 5 .
La progressione varia da 0.5° a 1° da ferro a ferro.
Avremo pertanto : #3/59° – 4/60° – 5/61° – 6/62° – 7/62.5 … PW/GW/SW/64°.

Se spostiamo questo problema dinamicamente avremo che: in relazione al piano dello swing, per effetto della massa della testa e della forza centrifuga che si sviluppa dalla velocità dello stesso swing , lo shaft tenderà a curvarsi e la testa si inclinerà in avanti.
Relativamente a questo dovremo fare attenzione a che, nella posizione di address, la punta della testa sia leggermente sollevata, in modo da compensare la curvatura dello shaft e far si che la suola arrivi all’impatto parallela al terreno. Se così sarà, la palla volerà dritta, ortogonale cioè al giocatore (90°) .

In caso contrario avremo: se la punta arriva sollevata rispetto al terreno (upright) la palla avrà una deviazione verso sinistra;

se invece sarà il tacco ad arrivare sollevato (flat) la palla devierà verso destra.

Tanto maggiore sarà l’errore di LIE rispetto allo std del giocatore tanto maggiore sarà la deviazione direzionale. Non solo ma purtroppo questo benedetto LIE è direttamente correlato all’angolo del LOFT. In pratica se il LIE non è corretto la maggior deviazione la si avrà sui bastoni a maggior LOFT che guarda caso sono proprio quelli in cui la precisione è fondamentale.
Facciamo un esempio. Un Driver di 11° di LOFT che abbia un errore teorico di LIE di 4° produce uno scostamento direzionale di circa 2 metri su una distanza di 200, al che molti giocatori farebbero carte false per ottenere queste prestazioni. Se però riportiamo lo stesso errore di LIE su un PW di 46° di LOFT la deviazione su una distanza di 95/100 metri può toccare i 5/6 metri a sinistra o destra.
E’ chiaro che l’importanza di avere un LIE corretto è fondamentale per chi ha acquisito una performance discretamente omogenea del suo swing, in ogni caso oggi esistono parametri di riferimento strutturali che consentono con una certa precisione, di dare anche a giocatori neofiti un set di bastoni sufficientemente corretti.
Errori ripetuti di direzione della palla non sempre dipendono da un difetto del giocatore. Ecco perchè sarebbe opportuno che ogni giocatore si preoccupasse di conoscere il suo corretto LIE dinamico ed eventualmente apportasse le modifiche necessarie ai propri bastoni.

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Giocabilità dei bastoni

Vorremmo spendere due parole sulla giocabilità dei bastoni in senso generale. E’ opinione comune, avvalorata da una grande pressione del marketing, che l’influenza derivata da un diverso modello di testa (in special modo nei ferri)sia determinante agli effetti della giocabilità del bastone. Più facile, più difficile, più preciso, meno preciso, più lungo, meno lungo ecc..ecc.. Nella maggior parte dei casi si tratta di favole metropolitane. Anche se è vero che se prendiamo due profili diametralmente opposti, per intendersi : un blade ed un cavity back oversize a suola larga, la differente posizione del baricentro la perimetralità del peso e l’ampiezza della testa renderà il secondo più giocabile, nel senso che la palla si alzerà più facilmente e la direzione si manterrà più in linea anche su quei colpi presi non perfettamente nello sweet spot. Detto questo però la vera giocabilità del bastone non è derivata che in minima parte dalla testa, mentre la parte del leone è fatta dallo shaft. Un giusto shaft, inteso come flessibilità, peso, punto di flessione, in relazione alla velocità ed alla abilità del soggetto, consentirà di migliorare notevolmente la qualità del gioco su qualsiasi tipo di testa. Il golfista durerà meno fatica , sarà più preciso, sarà più lungo ed i vantaggi saranno evidenti.

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